Editoriali
Rai: la lurida stoffa di quel bavaglio
Il bavaglio che è stato imposto ai conduttori di tante trasmissioni è fatto della stessa lurida stoffa che stanno tentando di calare sulla giustizia, sulle lotte sociali, su tutti i temi e i soggetti sociali considerati ostili da chi vorrebbe realizzare in tempi brevi una sorta di repubblica presidenziale autoritaria a telecomando unificato. Gli autori della clamorosa censura, senza precedenti nella storia repubblicana, hanno sostenuto di essersi limitati ad applicare la legge sulla par condicio voluta dai governi di centro sinistra. Di questa legge si può pensare quello che si vuole, ma in questo caso non c’entra nulla. Se così fosse per quale ragione le trasmissioni non erano state chiuse anche negli anni precedenti?
Ed ancora se abolissimo immediatamente il conflitto di interessi decadrebbe subito la funzione della par condicio, ma se abrogassimo solo la par condicio il conflitto di interessi non ne sarebbe neppure scalfito, anzi potrebbe liberare ancora meglio i suoi spiriti bestiali che si alimentano nel devastante connubio tra media, affari e soldi. Del resto in tutti gli altri paesi europei esistono leggi severissime in materia di pari opportunità durante le campagne elettorali, mentre non esiste nulla che possa assomigliare al conflitto di interessi di Berlusconi. Non si tratta certo di un problema dei giornalisti oscurati, ma delle modalità stesse dell’esercizio del voto e dunque della sostanza medesima dell’ordinamento democratico.
Di fronte a questo attacco vanno benissimo le proteste, gli scioperi dei giornalisti, i video comunicati, le raccolte di firme, ma forse occorre qualcosa di più che faccia comprendere meglio il nesso tra oscuramento mediatico e oscuramento della società nel suo complesso. Ai giornalisti colpiti dall’odioso provvedimento, ai loro direttori, agli autori, ai lavoratori e alle lavoratrici del settore ci permettiamo di chiedere di provare ad andare in onda comunque, di sfidare il censore, di sostituire alle trasmissioni chiuse e alla oscurità imposta una sorta di grande viaggio alla ricerca dell’Italia oscurata. Propongano di andare a Rosarno, diano la parola alle vittime dei caporali, ci raccontino le storie di chi è morto di lavoro o per il lavoro, diano un volto una voce agli studenti e agli insegnati che lottano per una scuola pubblica decente, facciano quello che vogliono ma non si rassegnino al bavaglio né per loro né per i cittadini.
Questa grande campagna potremmo chiamarla “Ti illumino di più”, una sorta di campagna civile capace di riportare alla attenzione di media,delle istituzioni, della politica temi, volti e voci che sono stati progressivamente cancellati, dimenticati, oscurati appunto e di conseguenza rimossi dalle menti e dai cuori di milioni di cittadine e di cittadini.
Michele Santoro ha proposto di promuovere per il prossimo 25 marzo una grande trasmissione sulla libertà di informazione da trasmettere come e dove si potrà. Ci permettiamo di suggerire che sia una grande trasmissione collettiva, dedicata alla libertà d’informazione alla costituzione violata e oltraggiata nei diritti di libertà e nei diritti sociali,due temi che non possono e non debbono mai essere disgiunti. Sarebbe bello che quel palco immaginario ospitasse non solo i conduttori e le conduttrici dei programmi cancellati, ma anche i protagonisti di tante realtà sociali umiliate e offese.
Ci piacerebbe, infine, che almeno una trasmissione volesse dedicare la sua attenzione alla sentenza con la quale Liberazione è stata condannata per le sue coraggiose inchieste sul G8.
La libertà di stampa va difesa da qualsiasi assalto da qualsiasi parte provenga e contro chiunque sia indirizzata l’aggressione.
Per queste ragioni ci piacerebbe che quell’immaginario palco del 25 marzo fosse così grande da poter riunire, almeno per una volta, quanti davvero amano la costituzione e i valori racchiusi nell’articolo 21.




