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Liberazione Animale
«Il fronte per la liberazione animale? Una forma di sabotaggio etico»
intervista di Leonora Pigliucci a Steve Best
L’estate 2010 ha segnato l’arrivo in Europa di Sea Shepherd, la flotta di “pirati” che, senza mandato di nessuno, ma in collaborazione con le capitanerie di sempre più stati, contrastano per interposizione fisica l’azione di cacciatori e bracconieri del mare. Conosciuti per le spettacolari azioni nel mare del Giappone, dove hanno creato non poche difficoltà ai balenieri, hanno messo a segno la prima azione nel Mediterraneo il 18 giugno scorso, liberando 8000 tonni rossi catturati da una rete illegale.
Tra coloro che a livello mondiale hanno fatto propria la battaglia di Sea Shepherd c’è uno scrittore e professore di filosofia dell’Università del Texas, Steve Best, teorico del biocentrismo e esplicito sostenitore dell’azione diretta come strumento di lotta animalista, che qualche giorno fa è stato a Roma in visita all’Università La Sapienza. A settembre Best sarà di nuovo in Italia, in occasione dell’imminente pubblicazione del suo primo saggio tradotto in italiano, Terroristi o combattenti per la libertà? - Riflessioni sulla liberazione degli animali.
Professore come cambia l’attivismo ambientalista con l’entrata in scena di Sea Shepherd?
Credo che l’interventismo del capitano Paul Watson (fondatore di Sea Shepherd, ndr) abbia un fortissimo potenziale critico e rivoluzionario: agire in prima persona, a proprio rischio, e in modo eclatante, per salvare degli animali minacciati e a rischio di estinzione significa mettere in pratica una condanna radicale alla concezione che la legge della società umana valga più della legge della natura. Significa essere umani che contraddicono la hybris della nostra specie che non si sente parte del tutto vivente della nostra terra, ma crede di esserne padrona.
Già in passato, diverse volte, lei si è dichiarato favorevole all’azione diretta per liberare gli animali. Crede che, al di là del beneficio per gli individui salvati sul momento, l’azione diretta possa favorire anche un duraturo cambiamento della mentalità nelle persone? O ricorrere ad azioni illegali rischia invece di provocare nuove chiusure?
Guardando alla storia delle conquiste sociali dell’epoca contemporanea, è palese come la disobbedienza civile, la distruzione della proprietà privata e talvolta la violenza siano stati gli ingredienti essenziali in tutte le battaglie. Penso negli Stati Uniti alla rivoluzione americana, alla lotta per l’abolizione della schiavitù, alle battaglie delle suffragette, alla resistenza contro la guerra in Vietnam. Ogni rivoluzione si basa sull’azione diretta. Parallelamente, l’attuale movimento di liberazione animale trae la sua origine e le proprie ragioni di esistere, ovvero la consapevolezza di ciò che avviene negli allevamenti e nei laboratori di vivisezione, direttamente dalle azioni fatte dall’Animal Liberation Front a partire dagli anni ‘70: non solo incendi alle proprietà private e liberazioni ma anche incursioni per raccogliere documentazione e materiale fotografico sulla realtà nascosta dello sfruttamento animale.
Lei si è occupato molto dell’Alf e della filosofia alla base delle azioni, oltre che del solito accostamento che si fa tra i liberatori di animali e i terroristi..
Io vedo l’Alf come la forma più nuova di combattenti per la libertà, che agiscono in una continuazione ideale con i grandi movimenti per la libertà dei due secoli passati. Partendo dall’idea del valore assoluto della vita, non paragonabile a quello della proprietà, coloro che rischiano la propria sicurezza per mettere in salvo degli animali sono tutto l’opposto di come negli Stati Uniti li presenta l’Fbi, cioé la più pericolosa minaccia terroristica interna. Invece l’Animal e l’Earth Liberation Front (che compie azioni di liberazione ambientaliste, ndr) agiscono secondo principi di non violenza, restituiscono semplicemente la libertà a coloro cui è stata tolta. Quelli che vengono denunciati come atti di vandalismo, come la distruzione delle macchine con cui si torturano gli animali, sono una forma alta di sabotaggio etico. Ed è proprio per l’immagine romantica dei liberatori che l’Alf ha tantissimi sostenitori ideali in occidente: è il motivo per cui i governi cercano di demonizzarlo, arrivando addirittura a vere e proprie forme di censura.
E’capitato anche a lei?
Sì, in Inghilterra, sebbene io sia un docente universitario che si muove esclusivamente nell’ambito della teoria filosofica e abbia più volte dichiarato di non aver mai commesso azioni illegali né tantomeno avuto contatti con gli attivisti dell’Animal Liberation Front. In due occasioni l’Home Secretary britannico ha minacciato di impedirmi l’accesso nel Paese, nel 2004 in occasione di una conferenza che avrei dovuto tenere sul tema dei diritti animali e nel 2005 quando avrei voluto partecipare ai festeggiamenti per la vittoria della campagna animalista che aveva fatto chiudere l’allevamento di Newchurch, dove si producevano maiali destinati alla vivisezione. Sfruttando l’onda lunga del panico per gli attacchi nella metropolitana di quell’anno, mi è stato detto che temevano avrei indotto qualcuno a compiere atti terroristici.
Perché, secondo lei, si considera pericolosa anche solo la teoria della liberazione animale?
Mentre i maggiori movimenti sociali hanno attenuato il proprio slancio o sono scesi a patti con il nemico che combattono, la liberazione animale non può prescindere da una radicalità dirompente, che con l’azione diretta mette in discussione l’impianto stesso della democrazia rappresentativa in nome di un ideale di libertà. E’ il solo movimento sociale che a livello globale sta crescendo in dimensioni e efficacia, è la liberazione totale che nasce in seno alla tradizione socialista ed anarchica. Eppure anche tra queste forze ancora si fatica a riconoscerne l’immenso significato etico e politico, si cerca di eludere la necessità di mettere infine in discussione l’antropocentrismo e lo specismo che hanno sinora caratterizzato ogni teoria di sinistra.
Qual è il contributo che la liberazione animale porta nella pratica delle altre lotte?
Mi sembra evidente che è inutile parlare di pace, giustizia e non violenza mentre si ignora l’olocausto quotidiano degli animali. Liberazione animale e umana dovrebbero cominciare a vedersi l’una nella luce dell’altra, elaborare strategie comuni. La povertà del sud del mondo, la distruzione degli ecosistemi e lo sfruttamento degli animali, del resto, derivano dalla stessa visione capitalista, dalla liceità dello sfruttamento degli esseri viventi per ragioni economiche, da uno stesso modello gerarchico tra umani e tra le specie. La via di uscita è lavorare per costruire un modello di vita armonioso, radicalmente nuovo, che liberi gli umani, gli animali e la terra.




