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Tav, a Chiomonte arriva Sandro Plano per accertare i danni del blitz

Sandro Plano, presidente della Comunità Montana Valli Susa e Sangone si è recato ieri pomeriggio per la prima volta presso il cantiere di Chiomonte. Con lui altri otto membri della sua giunta. Non una visita agli inesistenti lavori, bensì un accertamento dei danni che il cantiere, dopo solo un mese, ha cagionato al territorio ed ai suoi abitanti.
L’ispezione compiuta da Plano è durata circa due ore, sempre sotto l’occhio attento delle forze di polizia. Queste le sue parole all’uscita: “Abbiamo riscontrato diversi danni di cui chiederemo rimborso. Vi saranno ripercussioni di tipo turistico e produttivo perché l’intero progetto del marchio Doc rischia di essere compromesso in questa situazione. Il museo archeologico è inagibile e la necropoli seriamente compromessa.” Plano ha anche sottolineato che la richiesta di rimborso non significa l’implicita accettazione del progetto alta velocità da parte della Comunità Montana, ed ha ribadito ancora una volta l’assurdità di un progetto che “a fronte di una manovra da macelleria sociale portata avanti dal governo Berlusconi sperpera le poche risorse del paese.”
Apprensione desta anche la prossima vendemmia. Analisi di laboratorio effettuate sul vino presente ell’azienda vitivinicola Clarea, presente all’interno del cantiere e soggetta ripetute nubi di gas lacrimogeno non hanno evidenziato alcuna contaminazione. Il problema potrebbe porsi per i grappoli di uva su cui le polveri che compongono il mix lacrimogeno si sono depositate. Plano ha in questo caso invitato ad evitare ogni allarmismo ed ha ricordato che analisi verranno fatte entro breve tempo. Sono diverse le famiglie che vivono dell’industria turistico vitivinicola ed il perdurare della militarizzazione del territorio mette per ovvie ragioni in forse il loro lavoro.
Ma la protesta generale non si ferma. Il presidio prospiciente il primo check point vive animate giornate, tra lezioni di filosofia e incursioni nei mercati popolari di valle. Ieri è stato il turno di Susa. Dopo un volantinaggio pacifico effettuato davanti alla ditta Martina, subentrata nei lavori alla Italcoge recentemente fallita, i manifestanti hanno approntato un banchetto tra che esponeva il prodotto tipico del Tav: decine di lacrimogeni di formato diverso, tra i quali i famigerati gas Cs che, secondo il docente del Politecnico di Torino, Massimo Zucchetti, potrebbero causare gravi patologie polmonari non solo tra i manifestanti che li hanno ricevuti addosso ma tra le stesse forze dell’ordine che li hanno sparati. Tutta la zona adiacente al check point è disseminata di questi piccoli cilindri, ed anche all’interno del campeggio, a due settimane degli scontri, sono ancora presenti dei residuati.
Presso la baita della Maddalena, ovvero nel cuore di quello che sarà il vero cantiere, prosegue lo sciopero della fame di Nicola, Stefano e Turi, giunti al diciassettesimo giorno di digiuno. Le loro condizioni sono molto serie. I tre, confortati dalla presenza di molti amici, hanno piazzato una tenda a ridosso delle reti che chiudono la caserma cantiere, impedendo così l’ampliamento della zona. A meno che non vengano sgomberati brutalmente. Intorno a loro procedono i lavori della città sugli alberi. Tante piattaforme dove i manifestanti intendono arrampicarsi quando le ruspe dovranno abbattere gli aberi per fare posto allo sbancamento necessario al tunnel geognostico. Le casette sull’albero dovrebbero essere circa venti e alla loro costruzione stanno lavorando oltre venti falegnami di valle.

Maurizio Pagliassotti

in data:09/08/2011

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