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Roma, movimenti occupano casa abbandonata: "risposta alla crisi"
Circa 400 persone, senza casa e attiviste dei movimenti per il diritto all'abitare, hanno occupato questa mattina la ex casa di riposo Roma 2 in via Casal Boccone, zona nord della Capitale. Un blitz, dietro lo slogan “Restituito un bene comune alla città”, quindi il rapido ingresso nella struttura di oltre 300 posti letto e la chiusura dei cancelli alle loro spalle. «Siamo qui per porre diverse questioni all'amministrazione comunale e a quella regionale» ci spiega Paolo Di Vetta dei Blocchi precari metropolitani. In primis, la questione abitativa: «Roma è una città in perenne emergenza casa e le uniche risposte della giunta Alemanno sono briciole di assegnazioni di alloggi popolari che sono una goccia nel mare del dramma abitativo». È per questo che, anche stavolta, sono i movimenti e le loro occupazioni a fare da freno a questa emergenza, garantendo una casa a chi, italiano o migrante poco importa, da anni giace nelle liste comunale per un alloggio popolare. La seconda questione è la crisi: a causa della crisi economica che investe il comune di Roma, l'amministrazione Alemanno e l'assessorato guidato dal vicesindaco Sveva Belviso (Politiche sociali) hanno deciso di chiudere la casa di riposo Roma 2 e di «deportare», come hanno denunciato le famiglie degli anziani e i lavoratori della struttura tra novembre e dicembre 2011, nei giorni dello sgombero, i degenti in altre case. «Il risultato è che diversi tra gli anziani che vivevano a Roma 2, almeno 3 ultranovantenni per quanto ci è dato sapere, sono morti proprio a causa dello sgombero» ci racconta un ex lavoratore della Roma 2 che ovviamente ci ha chiesto di rimanere nell'anonimato. E se la chiusura della casa di riposo è da addebitarsi alla crisi, sempre alla crisi possiamo addebitare la decisione da parte della proprietà dello stabile (Enpals) gestito dal fondo Fimit (gruppo De Agostini), di demolire la ormai ex casa di riposo, cambiarne la destinazione d'uso, lottizzare il terreno e dar vita a nuove residenze. In fondo, questo è il “metodo” del piano casa regionale: abbattere, cambiare la destinazione d'uso, ricostruire con un premio di cubatura. È la risposta (immobiliare e speculativa) alla crisi della regione Lazio. Ed è proprio questa risposta che i movimenti non possono accettare. Con questa occupazione «riapriamo la partita casa, la partita crisi, la partita sicurezza» spiegano dai Blocchi precari metropolitani. «Per risolvere l'emergenza abitativa, non c'è bisogno di nuovo cemento ma di gestire in maniera non speculativa il patrimonio immobiliare esistente; non si può sfruttare la crisi per disfarsi dei servizi di assistenza e dar vita a speculazioni immobiliari ma si deve ampliare l'offerta di servizi per la popolazione; servizi che, poi, fanno parte di quel sistema di welfare di base che garantirebbe la sicurezza molto più di quanto possono fare centinaia di agenti di polizia messi a girare come ronde nelle nostre strade».
E intanto, mentre passano le ore di questa domenica “occupata”, in via Casal Boccone si attende l'arrivo di rappresentanti istituzionali, «e non di forze dell'ordine», con la speranza di riaprire una partita, quella del futuro della ex casa di riposo Roma 2, che fino a pochi minuti fa sembrava segnata, sacrificata sull'altare della speculazione immobiliare.





