SPECIALI
LA PRIMAVERA ARABA
«Poi, all’improvviso, qualcuno della piazza davanti a noi, alza una scarpa. Poi un altro. E un altro ancora. In un attimo tutti gli uomini, le donne e i bambini presenti sollevano una scarpa in segno di indignazione. “Tutto questo non ha prezzo. Guardali. è una cosa che semplicemente non ha prezzo”». Sono mediattivisti, giornalisti, blogger e artisti. Sono stati la voce pubblica e spesso anche il volto di quella che ha già assunto il nome di “generazione di piazza Tahrir”, dalla piazza del Cairo divenuta per tutto il mondo il simbolo della primavera democratica araba. Hanno consentito attraverso i loro blog e l’attività continua sui social network di raccontare quanto stava avvenendo, ma anche di far crescere ogni giorno di più il movimento di protesta, aggirando la censura imposta dal regime di Mubarak a stampa e televisione. E’ anche grazie a loro se la repressione non ha fermato sul nascere la rivoluzione egiziana e se i ragazzi del Cairo, dopo quelli di Tunisi, sono diventati un emblema di speranza e di libertà per tutti i giovani del mondo arabo.
Speciale a cura di Guido Caldiron
Foto e video a cura di Castalda Musacchio
Le voci della protesta
Dalla Tunisia alla Libia, una rivolta in nome della dignità
Quei diciotto giorni che hanno cambiato il mondo arabo
Mostafa Souag:«La tv non inventa la rivolta, ma la può raccontare»
Ala al Aswani: «I miei giorni a piazza Tahrir nel cuore della rivoluzione»
I video della rivolta
Egitto, cronologia di una rivoluzione
Il suicidio di Mohammed Bouazizi in Tunisia
Durante la rivolta: scontri e feriti
I supporter di Mubarak interrompono le proteste
La canzone della rivolta
11 febbraio 2011: l'annuncio delle dimissioni di Mubarak
L'urlo di piazza Tahrir all'annuncio delle dimissioni di Mubarak





