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CRONACHE

Calabria, bomba in ristorante multietnico

Avrebbe dovuto essere un laboratorio per l’integrazione e l’inserimento. Un ristorante multietnico, destinato a dare lavoro a quasi cinquanta dei quasi 120 migranti e rifugiati politici ospitati a Caulonia e a far conoscere alla popolazione locale Paesi e culture lontane attraverso la tavola. I battenti – secondo le Goel, la cooperativa che in zona assiste rifugiati e minori stranieri e che aveva affittato dal Comune la struttura – avrebbero aperto nel giro di un mese. Ma è tutto da rimandare. Nella notte del 31 dicembre, confuso fra gli scoppi dei petardi, un ordigno ha fatto saltare le porte e mandato in frantumi tettoia e controsoffitto. Un attentato di chiara matrice mafiosa, denuncia immediatamente la cooperativa, che più di una volta è finita nel mirino dei clan. “La nostra” spiega il presidente della coop, Vincenzo Linarello “ è una sfida che da fastidio”. Il Goel da tempo è impegnato in un estenuante braccio di ferro con le ndrine, nel tentativo di offrire un’alternativa valida a chi – privo di documenti e diritti – finisce per cadere nelle mani dei clan. “Ormai lo sappiamo, la ndrangheta paga il viaggio a molti ragazzi e poi, una volta sbarcati, li costringe a restituire i soldi lavorando per gli affari dei boss”, spiega il presidente del Goel , “noi, con i nostri progetti abbiamo spezzato queste catene”. Un impegno che da fastidio, molto fastidio a piccoli e grandi boss della zona che dal 2007 ad oggi, per ben dieci volte – va a memoria Linarello – hanno colpito la cooperativa, le sue strutture e i suoi progetti. “ È una cosa a cui non ci si abitua”, confessa, anche se
assicura “avremo bisogno di qualche giorno di tempo per riparare i danni, ma il progetto del ristorante andrà avanti”. Così come proseguiranno i due progetti che più pungono sul vivo le cosche. Il primo,
realizzato in collaborazione con associazioni di categoria, istituzioni e Camere di commercio di Reggio Emilia, punta a incentivare lo scambio di informazioni sulle imprese del sud che lavorano nella provincia emiliana: “dopo quell’accordo, molti certificati antimafia sono stati rifiutati”. Il secondo invece va a toccare uno di quei campi che le cosche in Calabria considerano un monopolio naturale: la produzione e il commercio di agrumi. Grazie ad un accordo con Altromercato, ci saranno i prodotti della cooperativa Goel Bio sugli scaffali di importanti supermercati di tutt’Italia. Un obiettivo importante che ha permesso il raggiungimento di un risultato ancor più importante: “in base a quest’accordo” spiega Linarello “possiamo acquistare agrumi e dai produttori che si oppongono alle cosche pagando 40 centesimi al chilo, contro i 6 o
7 imposti dai boss: stiamo rovinando il mercato ai clan”, commenta il presidente con la soddisfazione di chi sa di avere messo a segno un punto importante. I prezzi ipercompetitivi imposti dai boss non solo stanno portando migliaia di piccoli agricoltori a crollare di fronte alla scelta fra chinare la testa alle cosche o fallire, ma si basano soprattutto sullo sfruttamento sistematico di migliaia di migranti. Costretti a lavorare giornate intere per pochi euro, ospitati come bestie in strutture fatiscenti, privati di qualsiasi diritto, i migranti sono costretti a sopravvivere in condizioni al limite dell’umano. Due anni fa la loro rivolta a Rosarno, accese i riflettori sulla loro quotidiana tragedia. Oggi, a pochi giorni dall’anniversario di quella rivolta, poco o nulla è cambiato. Ed è anche per questo che le cooperative della Locride, che insieme al Goel combattono
quotidianamente la lotta impari con le ndrine, dopo l’ennesima intimidazione hanno chiesto che "il governo dia un chiaro segnale di rafforzamento della lotta alla 'ndrangheta". Tra crisi e federalismo fiscale, scrive la cooperativa di Caulonia in una sua nota, “se la 'ndrangheta non viene urgentemente annientata per la Calabria sarà definitivamente preclusala via allo sviluppo”.Ma il Goel non è l’unica cooperativa finita nel mirino dei clan nelle ultime settimane. Nella notte fra il 25 e il 26 dicembre, un ordigno di medio potenziale è stato piazzato e fatto esplodere davanti al portone principale del centro per minori stranieri realizzato a Lamezia Terme da Progetto Sud, la comunità fondata don Giacomo Panizza. L’ennesima risposta violenta delle cosche a chi sta provando, con le armi del lavoro e dell’inclusione sociale, a minare l’asfissiante controllo che i clan hanno sul territorio e i suoi abitanti.

Alessia Candito

in data:04/01/2012

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